lunedì 10 novembre 2014

IL TEMPIO DI DIO

IL TEMPIO DI DIO

Vangelo secondo Giovanni.( 2,13-22)
Si avvicinava la pasqua dei giudei e Gesù salì a Gerusalemme.”
La descrizione del racconto ci mostra un Gesù, che si adira contro chi fa della casa del Padre suo una spelonca di ladri, truffatori, imbroglioni, dove il danaro diviene merce di scambio per lucrare le grazie ed arricchirsi. Proprio come avviene oggi in tanti luoghi sacri, dove assieme al sacro vi è anche mammona. L’uso della forza per Gesù è lecito quando si deve difendere quello che è il cuore della fede, anche con le armi, anche se una frusta non sarebbe proprio un arma mortale, ma sicuramente è un arma che può ferire.  Un parallelismo lo troviamo quando S. Michele e le legioni celesti devono difendere con la forza Dio stesso. In questo suo modo di fare Gesù si vede un aspetto da guerriero, che dimostra il suo grande amore verso il Padre Suo Celeste ed ammonisce dicendo : “ non fate della casa del Padre mio, un mercato” . quindi è inorridito, di come gli Ebrei trattano il Padre Suo.
Gesù però non parla solo del tempio fisico in terra del Padre Suo, di cui bisogna aver massimo rispetto.  Ma fa un rifermento ad un altro tempio che è Egli stesso, con le parole :” Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.”   E fa capire che questo nuovo tempio non sarà un tempio di pietre ma di spirito, che verrà racchiuso in un corpo, quindi quando si assume in noi il corpo e sangue di Cristo il nostro corpo umano diventa suo tempio, Gesù costruisce in noi il suo tempio santo. Quindi come egli rimprovera gli ebrei di trattare male il tempio del Padre Suo, così egli farà verso coloro che tratteranno male il tempio di Dio che sta nei loro corpi, mediante il Figlio.
Il riferimento al suo martirio era chiaro, nel “distruggete”, non era un invito ad ucciderlo, ma un anticipazione di quello che gli avrebbero fatto, ha in sostanza ha predetto la sua morte e resurrezione. La parte più sconvolgente del racconto di Giovanni è l’ammissione degli apostoli che loro non credevano veramente fino in fondo in Gesù, era insicuri, avevano dubbi, perplessità per queste ragioni si rendono conto e credono, solo dopo la sua morte e resurrezione, perché la scrittura combaciava esattamente con quello che Gesù disse e fece.
Solo per questa ragione hanno creduto in Gesù, ecco allora spiegato perché Gesù in alcuni tratti dei vangeli è come rammaricato, rattristato che i discepoli non comprendono e poco gli credono;   alle volte è anche stanco di tutto quello che accade e vorrebbe quasi andarsene, e nelle parole : “Fino a quando vi sopporterò!”. Anche se in alcuni tratti alcuni di questi apostoli esternano, un profondo riconoscimento dell’identità di Gesù, anche in ciò, Gesù esprime che non sono loro a credere, ma è lo spirito che gli rivela chi è Gesù, come nel caso di Pietro, che Gesù stesso gli dice “non sei tu per tua volontà che hai affermato queste cose, ma lo spirito che te le ha rivelate”, questo fa capire che non erano loro che avevano riconosciuto realmente Gesù, ma era lo spirito che glielo rivelava, affinché essi credessero e che dassero testimonianza. Ma poi nella realtà continuavano ad avere i loro dubbi, infatti se Pietro veramente avesse creduto in Gesù, non lo avrebbe tradito. E questa frase del passo di Giovanni “ i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto queste cose, e credettero” non sarebbe stata dichiarata se gli apostoli fossero stati credenti da sempre …
Questo racconto cosa ci fa capire in definitiva che spesso e volentieri l’uomo è incredulo, soprattutto chi vuole seguire Gesù, si pone sulla sua strada, e desidera divenire uno dei suoi, proprio costoro sono i più scettici, solo quando avranno le prove tangibili che Gesù è vero Dio allora crederanno, altrimenti rimangono sempre con due piedi in due scarpe.

Questo è un messaggio diretto non tanto ai laici quanto diretto alla chiesa.  Infatti in altro passo Gesù fa capire che è più facile trovare in un appartenente del popolo una persona veramente credente che non in uno dei suoi. Quando il Gesù ci racconta il fatto del Centurione e quello dell’Emorroissa, egli ci spiega come questi due individui, si comportino similmente, entrambi credono senza vedere, credono cecamente in Gesù, credono e sanno di aver già ottenuto, non si pongono domande, sarà vero o no, non sono dubbiosi, credono di più degli apostoli, ed infatti Gesù fa notare agli apostoli questo fatto. E dice loro che questi soggetti hanno vera fede, per la quale essi ottengono subito la grazia.  In questo discorso Gesù fa capire che la chiesa futura sarà una chiesa di scettici, di persone che dovranno toccare con mano per credere, mentre il qualcuno nel popolo sarà addirittura meglio di loro.