mercoledì 27 maggio 2015

La furbizia di Saulo!

La furbizia di Saulo!

Riporto in fondo tutto il testo del capitoli 22-23 dagli Atti degli apostoli …
Qui prendo solo alcuni passi ….

Paolo inizia la sua difesa innanzi al popolo ebraico, parlando nella lingua sua natia.

«Fratelli e padri, ascoltate ora la mia difesa davanti a voi».
2Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancora più silenzio. Ed egli continuò: 
3«Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nell'osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. 
…………………….

25Ma quando l'ebbero disteso per flagellarlo, Paolo disse al centurione che stava lì: «Avete il diritto di flagellare uno che è cittadino romano e non ancora giudicato?».
26Udito ciò, il centurione si recò dal comandante ad avvertirlo: «Che cosa stai per fare? Quell'uomo è un romano!».
27Allora il comandante si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei romano?». Rispose: «».
 28Replicò il comandante: «Io, questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo».
    Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!». 

Poi aggiunge: Paolo disse: «Fratelli, io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in piena rettitudine di coscienza». 

Poi aggiunge ancora:” 6Paolo, sapendo che una parte era di sadducei e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei;”


Ora perché Saulo non comunica subito al popolo ebraico e romano che egli è di nascita romano?
Cosa temeva?  E perché dice “io ho agito davanti a Dio in piena rettitudine di coscienza” quando a dir il vero, si è guardato bene di dire che era romano di nascita al popolo? Quali conseguenze poteva avere una simile affermazione innanzi al popolo ebraico?  E come si vede furbamente se l’è riservata per i romani!
Poi innanzi all’assemblea dei sacerdoti ammette di essere ancora un fariseo? Quando sapeva benissimo che una volta divenuto cristiano apostolo di Cristo questo essere farisei spariva, veniva annullato, perché come il Signore fece sempre ben capire, una volta divenuto della sua parte, ciò che si era prima non si era più dopo!
Finge di essere un fariseo o lo era ancora?   Usa questa astuzia per accendere gli animi e contrapporre gli uni e gli altri, non è lo Spirito Santo che gli suggerisce ciò, perché lo Spirito Santo è uno Spirito di verità, invece in questo caso Paolo usa l’astuzia e la falsità per cercar una via di salvezza.

Osservo i fatti e vi pongo a voi le domande!  

Perché omise di dire ai presenti in quel tempo che egli era di nascita romano?
E perché furbamente si professa ancora fariseo, quando aveva già abbracciato ed era divenuto un apostolo di Cristo?
Cristo quando si trovò innanzi al Sinedrio cosa fece? 
Perché anche Paolo non agì nello stesso modo?

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(Testo CEI2008)
22
2Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancora più silenzio. Ed egli continuò: 
3«Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nell'osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. 
4Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, 
5come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti.
6Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; 
7caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». 
8Io risposi: «Chi sei, o Signore?». Mi disse: «Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti».
9Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. 
10Io dissi allora: «Che devo fare, Signore?». E il Signore mi disse: «Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia». 
11E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco.
12Un certo Anania, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, 
13venne da me, mi si accostò e disse: «Saulo, fratello, torna a vedere!». E in quell'istante lo vidi. 
14Egli soggiunse: «Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, 
15perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito.
16E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome».
17Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi 
18e vidi lui che mi diceva: «Affréttati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me». 
19E io dissi: «Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nelle sinagoghe quelli che credevano in te; 
20e quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anche io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano». 
21Ma egli mi disse: «Va', perché io ti manderò lontano, alle nazioni»».
22Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma a questo punto alzarono la voce gridando: «Togli di mezzo costui; non deve più vivere!». 
23E poiché continuavano a urlare, a gettare via i mantelli e a lanciare polvere in aria,
24il comandante lo fece portare nella fortezza, ordinando di interrogarlo a colpi di flagello, per sapere perché mai gli gridassero contro in quel modo.
25Ma quando l'ebbero disteso per flagellarlo, Paolo disse al centurione che stava lì: «Avete il diritto di flagellare uno che è cittadino romano e non ancora giudicato?».
26Udito ciò, il centurione si recò dal comandante ad avvertirlo: «Che cosa stai per fare? Quell'uomo è un romano!».
27Allora il comandante si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei romano?». Rispose: «Sì».
 28Replicò il comandante: «Io, questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!». 
29E subito si allontanarono da lui quelli che stavano per interrogarlo. Anche il comandante ebbe paura, rendendosi conto che era romano e che lui lo aveva messo in catene.
30Il giorno seguente, volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio; fece condurre giù Paolo e lo fece comparire davanti a loro.


23
1 Con lo sguardo fisso al sinedrio, Paolo disse: «Fratelli, io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in piena rettitudine di coscienza». 2Ma il sommo sacerdote Anania ordinò ai presenti di percuoterlo sulla bocca. 
3Paolo allora gli disse: «Dio percuoterà te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la Legge e contro la Legge comandi di percuotermi?». 4E i presenti dissero: «Osi insultare il sommo sacerdote di Dio?». 
5Rispose Paolo: «Non sapevo, fratelli, che fosse il sommo sacerdote; sta scritto infatti: Non insulterai il capo del tuo popolo».
6Paolo, sapendo che una parte era di sadducei e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».
 7Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducei e l'assemblea si divise. 
8I sadducei infatti affermano che non c'è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose.
 9Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest'uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato». 
10La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo nella fortezza. 
11La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».
12Fattosi giorno, i Giudei ordirono un complotto e invocarono su di sé la maledizione, dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non avessero ucciso Paolo. 
13Erano più di quaranta quelli che fecero questa congiura. 
14Essi si presentarono ai capi dei sacerdoti e agli anziani e dissero: «Ci siamo obbligati con giuramento solenne a non mangiare nulla sino a che non avremo ucciso Paolo. 
15Voi dunque, insieme al sinedrio, dite ora al comandante che ve lo conduca giù, con il pretesto di esaminare più attentamente il suo caso; noi intanto ci teniamo pronti a ucciderlo prima che arrivi».
16Ma il figlio della sorella di Paolo venne a sapere dell'agguato; si recò alla fortezza, entrò e informò Paolo.
17Questi allora fece chiamare uno dei centurioni e gli disse: «Conduci questo ragazzo dal comandante, perché ha qualche cosa da riferirgli».
 18Il centurione lo prese e lo condusse dal comandante dicendo: «Il prigioniero Paolo mi ha fatto chiamare e mi ha chiesto di condurre da te questo ragazzo, perché ha da dirti qualche cosa». 
19Il comandante lo prese per mano, lo condusse in disparte e gli chiese: «Che cosa hai da riferirmi?». 
20Rispose: «I Giudei si sono messi d'accordo per chiederti di condurre domani Paolo nel sinedrio, con il pretesto di indagare più accuratamente nei suoi riguardi. 
21Tu però non lasciarti convincere da loro, perché più di quaranta dei loro uomini gli tendono un agguato: hanno invocato su di sé la maledizione, dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non l'avessero ucciso; e ora stanno pronti, aspettando il tuo consenso».

22Il comandante allora congedò il ragazzo con questo ordine: «Non dire a nessuno che mi hai dato queste informazioni».
23Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate duecento soldati per andare a Cesarèa insieme a settanta cavalieri e duecento lancieri, tre ore dopo il tramonto.
 24Siano pronte anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo, perché venga condotto sano e salvo dal governatore Felice». 
25Scrisse una lettera in questi termini: 
26«Claudio Lisia all'eccellentissimo governatore Felice, salute. 
27Quest'uomo è stato preso dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono intervenuto con i soldati e l'ho liberato, perché ho saputo che è cittadino romano. 
28Desiderando conoscere il motivo per cui lo accusavano, lo condussi nel loro sinedrio.
29Ho trovato che lo si accusava per questioni relative alla loro Legge, ma non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia. 
30Sono stato però informato di un complotto contro quest'uomo e lo mando subito da te, avvertendo gli accusatori di deporre davanti a te quello che hanno contro di lui».

31Secondo gli ordini ricevuti, i soldati presero Paolo e lo condussero di notte ad Antipàtride. 
32Il giorno dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne tornarono alla fortezza. 
33I cavalieri, giunti a Cesarèa, consegnarono la lettera al governatore e gli presentarono Paolo. 
34Dopo averla letta, domandò a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era della Cilìcia,
 35disse: «Ti ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori». E diede ordine di custodirlo nel pretorio di Erode.