martedì 12 maggio 2015

Riflessioni su S. Paolo!


E altro!

Vi era bisogno di un Paolo per spiegare e per confermare la resurrezione di Cristo?
Non vi era bisogno di un Paolo che invece di confermare Cristo ha posto solo dei dubbi, ha posto domande per rispondere ad altri, ma che egli sapeva benissimo che sarebbero rimaste anche ai posteri, di conseguenza i suoi discorsi erano già minati dal principio di dubbi e perplessità, al solo fine di inserire nella chiesa del futuro un tarlo, che se Cristo non fosse risorto la fede non avrebbe avuto senso, a tutto vantaggio dell’ebraismo di conseguenza.

Invece Cristo non voleva questo, voleva che gli apostoli avrebbero dovuto scrivere la vera versione della sua parola non tarlata da uno straniero che per di più odiava terribilmente le donne, tanto da considerale ne più e ne meno che delle schiave, questo non è atteggiamento di un santo, ne di un prescelto di Dio, contrariamente a quanto Gesù stesso fece, che le donne erano una elemento fondamentale prezioso per la vita del mondo a partire da sua Madre.

A causa del pensiero distorto di Paolo o  Saulo di Tarso, La Venerazione a Maria Madre di Cristo è arrivata molto in ritardo, causa proprio l’avversione che Egli aveva verso le donne, e che ha impresso a causa sua prima nella mente degli Apostoli, poi nella chiesa futura, contribuì a farsi che anche la madre Dio fosse rilegata in un angolo e sostanzialmente dimenticata, solo dopo parecchio tempo, la figura di Maria S.S.ma è stata rinobilitata e ha preso il posto che merita.

O Gesù voleva un atto di fede da parte della sua futura chiesa?
Ma certo! Gesù voleva un atto di fede assoluto, voleva che la sua chiesa avesse applicato su se stessa, la parabola: “beati coloro che non vendendo crederanno”, non solo da parte dei singoli apostoli che hanno subito una fascinazione da parte di questo Paolo di Tarso, molto istruito, ma soprattutto da parte della sua chiesa post-apostolica. Che avrebbe dovuto attestare solo mediante i vangeli degli apostoli da Cristo scelti, che esso Era risorto. Gesù non voleva un altro testo di un soggetto che non aveva vissuto le sue vicende, perché esso non poteva aver visto o sentito, non poteva aver toccato con mano il corpo del risorto, per cui non poteva neppure stabilire con sicurezza se Egli era risorto, visto che Paolo poteva solo attestare il racconto degli apostoli e nulla di più.  Dalle sue lettere e scritti si evince che è incerto nei confronti del risorto, tenta di darsi una spiegazione logica, ma in realtà mina le basi stessi della sicurezza degli apostoli, ponendo un incertezza, Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede e così con l’astuzia impone alla chiesa post-apostolica un incertezza. Perché questa frase non determina una certezza ma anzi trasmette un senso di incertezza, quindi se Paolo non avesse e non fosse esistito sarebbe stato meglio, la frase non sarebbe mai stata portata avanti e la chiesa avrebbe dovuto unicamente credere alle sole ed uniche parole dei veri Apostoli, cioè quelle di Gesù, che erano più che sufficienti per attestare la resurrezione di Cristo.

Inoltre teniamo presente che gli apostoli ricevettero lo Spirito Santo che senza ombra di dubbio non solo li proteggeva ma conferiva la loro la possibilità, di conoscere la verità dei testi e delle parole che potevano essere presentate agli stessi, per cui lo Spirito Santo conosceva sicuramente il senso vero di certe espressioni. L’espressione usata da Paolo che parrebbe positiva ha un lato negativo, che insinua il dubbio in chi la legge, perché dire, se Cristo non fosse risorto allora la fede non esisterebbe, questo però va a favore di chi dice che Cristo non è risorto, perché Paolo sapeva bene che nessuno avrebbe mai potuto attestare ne in quel momento, né nel futuro più remoto che Gesù era risorto, per cui la frase mina la certezza della resurrezione, che Cristo invece trasmise con la sua risurrezione e poi apparizione in terra come vivente e vivo tra gli apostoli e successivamente come asceso. I veri apostoli potevano realmente attestare la veridicità della resurrezione e nessuno altro neppure Paolo di Tarso, perché lui non era presente dopo tale manifestazione, Egli non vide mai Gesù nel frangente prima della sua ascensione, ne vide Cristo Ascendere.

Quindi non poteva dire nulla in tal proposito ma solo dire quello che gli apostoli dicevano, cioè ripetere fedelmente se credeva, le parole degli Apostoli stessi dato che non era presente, non poteva dire nulla di più di quanto Essi gli raccontarono.  L’espressione appare come un tentativo di superare la grandezza degli apostoli stessi, che nel loro essere non erano grandi, ne sapienti, come lo poteva essere Paolo che era enormemente erudito, conoscitore della filosofia, e di molte altre cose e abile scrittore, per cui esso non aveva bisogno dell’imput dello Spirito Santo per comprendere certe cose perché usava la logica per tentare di spiegare l’irrazionale, ma certamente non poteva neppure conoscere realmente la verità di Cristo, poteva invece scrivere di testa sua, cosa che si vede bene fare in quelle lettere, cosa che i veri apostoli non potevano fare, in ciò sta nettamente la differenza tra Paolo e gli veri Apostoli. I quali scrivono solo sotto dettatura dello Spirito Santo e si nota la differenza tra gli scritti di Paolo e quelli degli Apostoli, quelli di Saulo sono scritti basati su logica umana; i secondi quegli degli apostoli sono le esatte parole che Gesù usò finche era in terra. Due tipologie differenti di linguaggio. Se Paolo di Tarso fosse stato preso dallo Spirito Santo anch’egli avrebbe scritto non solo come, ma anche le stesse cose degli Apostoli, e i suoi discorsi sarebbero stati esattamente identici a quelli che Gesù fece, e dei medesimi contenuti di quelli degli apostoli, invece vediamo che sono un tentativo di emulazione, pieni di domande e risposte che si rifanno alla logica e alla filosofia del tempo, per nulla di natura divina. Inoltre sicuramente Paolo attinge le sue conoscenze di chi sia Gesù e dei suoi atti e parole dagli stessi apostoli, per cui esso non disponeva prima di tale rapida conversione, della parola di Cristo, perché se Gesù, avesse voluto un Paolo tra i 12 lo avrebbe cercato, invece Saulo non era nei piani di Gesù.

Ricordiamo che Saulo non ricevete lo Spirito Santo come gli Apostoli riuniti nel cenacolo, per cui esso non l’ha ricevuto nello stesso modo(se lo ha ricevuto), per cui esso mai poteva essere simile agli apostoli, non solo perché non discese lo Spirito Santo in lui, ma soprattutto perché Cristo non lo scelse finche esso era in terra tra noi. Quindi i veri ed unici apostoli sono e rimango gli 11 scelti direttamente da Cristo per volere suo diretto!

Un conto è la scelta degli Apostoli verso altri nominati poi apostoli in seconda battuta, ed un conto è la scelta diretta di Cristo, che eleva un qualsiasi essere umano ad Apostolo come i primi 12, è molto diverso. Perché è come un Papa che nomina di suo pugno e volere diretto un qualsiasi sacerdote a vescovo, se un sacerdote nominasse un uomo qualunque a sacerdote non lo potrebbe fare secondo la logica del clero, perché per farlo lo deve fare un vescovo, che è un quasi Re.

In sostanza Cristo che è Re dei re, nomina un qualsiasi essere umano anche povero, ad apostolo come i primi 12. Mentre un apostolo non può fare la stessa cosa che fa Cristo, perché non è Cristo!  Un apostolo può solo nominare coloro che stanno nello stesso ovile a suoi successori.

Cristo invece Nomina un apostolo fuori dall’ovile, proprio perché Cristo è Dio.  Lo fa capire l’espressione che Gesù dice a Pietro, dopo averlo rimproverato …. La ripeto … solo per capire il passo … “posso fare della mia cose quello che voglio?” e poi dice ancora: “va e pasci le mie pecorelle”, questa espressione finale sta dicendo a Pietro che egli si deve solo occupare delle pecorelle del gregge di Gesù, i cristiani futuri, ma questo indica anche un'altra cosa, che Pietro può operare solo nell’ambito del popolo che si sottomette volontariamente e coscientemente a Cristo, i cristiani. Perché il battesimo è prima di tutto un atto di coscienza volontaria, che attesta la rinuncia totale al peccato, ma tale rinuncia non si può fare se non c’è volontà, perché tale rinuncia è fatta solo e solamente se il soggetto comprende, capisce, è cosciente di quello che si dice. Altrimenti, se il soggetto non comprende per malfunzionamenti mentali, sarà un altro soggetto che per suo bene, può consentire tale operazione. Ecco che allora come fu per Gesù, il Padre Celeste(Dio) acconsentì ad un battesimo ebraico, che si fa ai bambini a pochi giorni di vita, non per nulla poi la fuga in Egitto avvenne poco dopo, quindi il battesimo ebraico per Dio Padre era fondamentale perché indicava il legame che Gesù, aveva con il Padre Celeste e il suo popolo gli Ebrei. Da questo fatto si comprende che anche i cristiani dovrebbe subire un tale trattamento, e poi da adulti ricevere il Battesimo, solo se si è veramente convertiti. Come per dire primo battesimo antico serve per divenire figli del Padre celeste, l’altro Battesimo Cristiano serve per aderire al figlio di Dio, Gesù. In sostanza noi cristiani che ci crediamo completi in realtà non lo siamo, lo siamo solo parzialmente a livello spirituale. Possiamo riassumere così, il battesimo ebraico è l’alpha mentre quello Cristiano è l’Omega. Chi ha in se entrambi i battesimi è totalmente figlio del Padre e del Figlio!

La chiesa non può vietare a nessun figlio che non sia battezzato, o appartenente ad altre confessioni fede di poter prendere parte almeno alla catechesi, certo non può prendere parte alla dispensazione delle specie sacre, specie l’eucarestia, previo battesimo. Ma chiunque può se lo vuole e se sente il bisogno o la volontà di avvicinarsi alla religione cristiana anche mediante l’ascolto di catechesi istruttive in merito.  Generalmente la chiesa per far ciò limita queste catechesi solo ed unicamente a chi è stato battezzato è fondamentalmente sbagliato, perché Gesù parlava a tutti indistintamente prima che questi decidessero di essere battezzati. Anzi direi che in quel tempo il battesimo veniva alla fine di un certo percorso, non all’inizio. Certo che se i genitori di un neonato decidono di far battezzare il proprio figlio sotto la loro autorità, essi lo possono fare, ma si dovrebbe, per essere rigorosi alla regola imposta da Gesù come per il suo esempio, perché quello è fondamentale, pietra miliare, far si che ci sia in età adulta, come è la cresima solo che invece di esserwe fatta a 12 anni, sarebbe melgio ad un età dove il ragazzo fosse più adulto, visto che gesù è stato battezzato attorno ai 30 anni, si dovrebbe prendere quello come metro, visto che a 12 anni si è ragazizni con pensieri e comportamento da ragazzini, anche se oggi apparentemente sembrano adulti, ma adulti non sono. Qui l'inteligenza e la logica direbbe che un età maggiore sarebbe meglio, visto che verso i 30anni sicuramente  giovane è formato e sa cosa vuole, questo è sicuro!  Quindi confermare(cresima) il  battesimo stesso per volontà diretta del soggetto ad un età superiore, dove la coscenza ha sicuramente un espressione diversa che non da ragazzo. In questo modo si eviterebbero gli sbattezzi tanto antipaci a tutti, per cui chi non conferma si prende la sua responsabilità innanzi a Dio e oltretutto  la formazione dle giovane sotto il punto di vista dottrinale sarebbe anche migliore se si pensa bene, perchè ci sarebbe maggior tempo, e quindi con l'età si comprendo meglio molte cose, e la fede diventa più radicata nel soggetto, portandolo anche perchè no  ad aderire alla stessa comunità, con più facilità che non dopo i 12 anni, quando si sà bene che il ragazzo è in piena fase di sviluppo psicofisico, per cui è difficile che possa entrare in una certa logica, se invece questo è graduale cambiano le cose, e dire che le famiglie rimarrebbero maggiormente legate alla chiesa e la società difficilmente si sfalderebbe..



visto che vi piace criticarmi vi do altro materiale per criticarmi!!!
link: lettera-di-paolo-ai-1corinzi  almeno avrete un po da riflettere che non fa mai male...