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lunedì 24 settembre 2018

L'eresia che Cristo non è Dio!


Prete eretico di Verona, proviene da una chiesa eretica che sta facendo dell'eresia la sua dottrina dominante, dove Gesù Cristo non è più Dio ma un semplice essere umano, svuotato totalmente della sua deità e del suo vero potere..




La deità di Gesù?

La chiesa in tutti i secoli si è posta una marea di domande, gli uomini di chiesa si sono interrogati senza per altro ricevere risposte da Dio stesso, che in questo caso non gli ha degnato neppure di una risposta, ne agli studiosi, neppure i santi, che cercavano di capire e di conoscere i misteri imperscrutabili di Dio.

Quali domande possono far capire la verità?

Quando Gesù potrebbe essere diventato cosciente della sua deità?

Quando diventiamo coscienti di essere vivi?

Possiamo dire che diveniamo coscienti della nostra vita quando iniziamo a comprendere quello che ci circonda. Senza la comprensione di ciò che ci circonda non possiamo neppure stabilire a che età possiamo autodeterminarci.

C'è differenza tra comprensione della vita umana e quella divina?

Prima di stabilire se c'è diversità bisogna capire quali sono le differenze tra l'essere umano e l'essere un Dio o una divinità.

Ciò che distingue un essere umano da un Dio o una divinità non sta nella natura fisica di quell'essere quanto in quella mentale, perché l'essere divino potrebbe aver la medesima corporalità umana, ma essere superiore mentalmente e possedere dei poteri propri, che l'essere umano non possiede. Dunque per stabilire la deità di un essere soprannaturale abbiamo bisogno di capire quando quest'essere comprende di essere un Dio o meglio dire quando i suoi poteri si sviluppano in esso.

Partendo dal presupposto che un Dio nel vero e puro senso della parola deve esserlo da quando “nasce” o si determina, cioè dal suo primo moto di vita, esso ha in se tutti i poteri per essere tale, e questi poteri sono intrinsechi all'essere stesso, cioè esso può ed è capace di svilupparli anche quando esso si è determinato, cioè alla sua “nascita”, per cui un Dio non ha bisogno di attendere un tempo, per comprendere se stesso o i suoi poteri è già completo così come nasce, nel momento stesso che "nasce” anche perché non potrebbe essere diversamente per un semplice motivo, se per caso ci fossero altri dei, potrebbero questi contrastarlo per cui esso deve essere già cosciente e pieno del suo massimo potere. Una divinità sfugge alla regole fisiche e alla logica umana, e si determina nel momento in cui si autodetermina ed è completo di tutto ed a conoscenza di tutto.

Per cui un Dio reso umano, nella natura dell'uomo, cosa ha diverso dall'uomo e dal Dio?

Sicuramente esso diventa cosciente in tempi molto più accorciati rispetto all'essere umano, direi prossimi alla nascita, che nell'uomo stesso. Per quanto il suo corpo appaia umano, ma in realtà ha in se stesso caratteristiche tipiche della deità che lo ha generato ed ha in se i medesimi poteri della divinità, ma innestati nella carnalità umana, cioè capaci di modificare sostanzialmente il divenire e cambiare ed alterare il tempo presente, così come guarire e molte altre cose. Uno spirito che si impossessa di un corpo e lo fa suo, è capace di sviluppare in esso i suoi poteri a livello fisico, tanto da manipolare la realtà come e quando vuole, camminare sull'acqua potrebbe essere un potere legato alla sfera psichica, definito da noi psicocinesi. Negli esorcismi i demoni riesco a sviluppare poteri di diversa natura nei soggetti umani, è dovuto ad un effetto molto simile. Per cui uno spirito che nasce e cresce in in corpo, lo trasforma nell'arco di un certo periodo di tempo, e lo rende sempre meno umano, fino al punto che il corpo può divenire sostanzialmente spirituale e trasformarsi in esso, quando lo Spirito prende il sopravvento, sul corpo avviene questa trasformazione che noi abbiamo chiamato resurrezione.

Quindi Cristo è divenuto cosciente della sua natura divina e dei suoi poteri ad un età molto prossima alla sua nascita, probabilmente dopo i 7 mesi di vita.
Ma vediamo di capire meglio con qualche esempio più vicino a noi.

Posso portare come esempio la mia esperienza personale, di quando ricordo di aver preso coscienza di essere un essere che sapeva cosa diceva, ricordo che all'età di 3 anni, mia madre, portandomi al corso di tecnico radiologo mi metteva sotto il banco, un giorno un docente un professore di Medicina, interrogando una studentessa gli chiese quali fossero le ossa della mano, questa non sapendo rispondere, dopo qualche istante di esitazione hai sentito una vocina da bambino dire: “ cuchetto, sono....gliele ho elencate tutte” da all'ora il docente mi prese come mascotte e mi metteva sulla cattedra come sfida e diceva vediamo chi lo supera, perché conoscevo tutto il corpo umano come un medico, non mi sfuggiva nulla, non solo conoscevo e capivo anche quello che mi chiedevano, imparai infatti a leggere le lastre Rx , sapevo fare la diagnosi e non sbagliavo, tanto che mi portavano in sala raggi come un passatempo e ero interrogato da tutti i medici, era facile comperarmi bastava un gelato. Non solo ero molto apprensivo verso mia sorella che aveva due anni meno di me, comprendendo i pericoli, ed facendo di tutto per evitarli, io non ho mai messo le mani nelle prese di corrente, sapevo che era pericoloso, etc, ovviamente ero solo un bambino di tre anni, ma capivo molto bene quello che mi circondava, non sapevo scrivere, ma sapevo leggere. Ho voluto portare questo esempio. Personale, per dire che se io che sono un essere umano, figlio di due essere umani, volete che Gesù che è figlio di una donna umana e un spirito che Dio, non fosse cosciente alla mia stessa età? Senza ombra di dubbio lo era, e forse anche prima di me. Non centra nulla che oggi siamo in un periodo dove viviamo nella tecnica e a quel tempo no, non centra nulla, perché effettivamente nel 1967 non vi erano i personal computer, ne vi erano i cellulari, non vi erano tante cose, i tempi moderni sono iniziati realmente dopo gli anni 80, almeno qui in Italia; ed io certamente non vivevo una situazione di grande modernità, anzi tutto il contrario, per cui da un certo punto di vista la mia famiglia sotto una certa ottica era molto simile a quella di Gesù.

Per cui se il sottoscritto all'età di tre anni era cosciente di quello che era e sapeva anche rispondere e conosceva una certa realtà, volete che Cristo che è anche Dio, non sapesse nulla di se stesso alla medesima età e anche prima? Ma certamente che all'età di tre anni, sapeva e anche molto ma molto prima conosceva, ed interloquiva con la realtà umana.

Ma andiamo ai vangeli almeno quelli canonici, il primo passaggio che ci parla di un Gesù bambino, lo troviamo all'età di 12 anni, dove Gesù sfugge all'attenzione dei Genitori, e poi viene ritrovato nel tempio, che insegnava la legge ai sapienti. La risposta che da alla madre è molto interessante e dimostra che Gesù non è un bambino come gli altri, perché è ben cosciente di quello che vuole, fa e comprende, disse infatti: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». questa non è una risposta di un bambino di 12 anni, ma una risposta di un adulto, oltretutto che a 12 anni insegnasse nel tempio e lasciasse meravigliati i sapienti e dottori della legge fa capire che Gesù non aveva preso coscienza di se stesso a 12 anni, ma molto prima, anche prima dei 3. Questo ci fa capire, la natura di Gesù era manifesta molto probabilmente prematuramente rispetto a noi umani, rispetto anche a un piccolo “mostro” umano, che sapeva fare le diagnosi, ed era cosciente della sua esistenza. Non posso io, essere umano, nato da uomini essere superiore a Gesù, che è nato da un Dio, questo ci fa capire che Gesù prese coscienza del suo essere e dei suoi poteri molto prima dei 3 anni di vita.

L'unica che poteva raccontare la vita di Gesù era sua Madre Maria, l'unica che sicuramente raccontò a qualcuno chi era Gesù da bambino, ci sono testi definiti apocrifi di cui la chiesa non ama dar ascolto per una serie di motivi, in Luca 2,39 si legge che Gesù bambino era già sapiente e pieno di grazia, questo significa che faceva anche miracoli, solo che a noi non è arrivato molto materiale a tal proposito, ma non possiamo escludere che non potesse e non avesse fatto miracoli, fin da neonato o da bambino o da ragazzino. Chi esclude questa verità, lo fa di proposito perché non vuole ammettere la divinità o deità del Cristo figlio dell'Uomo. E visto che il primo uomo è Dio stesso perché noi siamo immagine e somiglianza di Dio, non di un altro uomo. Adamo fu creato ad immagine e somiglianza di Dio non nasce spontaneamente dal niente, perché il niente non crea nulla. Per questo si dice che, Gesù il figlio dell'uomo, per indicare che è figlio del primo Uomo cioè di Dio stesso e come tale era già pieno di grazia e di sapienza e di ogni potere proprio di Dio, nel momento della sua nascita. Si può presumere che sia divenuto cosciente quasi subito anche se, si comportava come un qualsiasi figlio degli uomini, per non dar sospetto di non esserlo.



martedì 18 settembre 2018

Interpretazioni per ridurre Gesù ad un semplice essere umano.





Interpretazioni appositamente errate

La qui presente spiegazione è errata, per una serie di ragioni. 

  1. "In che senso Gesù e il Padre sono uno?

    1. Giovanni 10:30

Questa affermazione, presa da solo, può avere diversi significati. Ma guardando il contesto e la frase nella lingua originale, possiamo essere più precisi.

Prima di tutto, in greco "uno" è neutro, non maschile, come ci aspetteremo se Gesù volesse dire che lui e il Padre sono la stessa persona. Infatti, Gesù altrove nel Vangelo si distingue dal Padre (Gv 10:29,36; 11:41-42; 16:28; 17:1; eccetera). Gesù voleva dire invece che sono la stessa "cosa", in qualche senso.
Secondo, l'affermazione è parallela alla preghiera di Gesù in Gv 17:21-22, che i discepoli siano uno come Gesù e il Padre sono uno. In questa preghiera, "essere uno" per i discepoli deve significare "essere uniti", "avere lo stesso proposito", per cui "essere uno" per Gesù e il Padre deve avere lo stesso significato. Ma ciò non limita il significato di "essere uno" per Gesù e il Padre. Gesù pregò per un'unità di azione fra i discepoli simile all'unità di azione fra lui e il Padre, senza fare altre affermazioni sulla natura di quel rapporto. Ma possiamo concludere che "essere uno" in Gv 10:30 include almeno l'unità di proposito e azione.
Ritornando al contesto del capitolo 10, l'altra indicazione del significato dell'affermazione è la risposta dei Giudei, che presero delle pietre per lapidare Gesù, perché (secondo loro) bestemmiò: Gesù, che era un uomo, si fece Dio (Gv 10:31-33). Se i Giudei avessero inteso "siamo uno" nel senso di avere lo stesso proposito, non sarebbe stata una bestemmia. Infatti i Giudei consideravano che loro stessi avevano lo stesso proposito di Dio. Invece, volevano lapidare Gesù perché intesero l'affermazione nel senso che Gesù era la stessa natura o essenza del Padre (benché non la stessa persona), uguale al Padre. Naturalmente, era possibile che i Giudei avessero malinteso l'affermazione di Gesù. Ma in quel caso, Gesù avrebbe risposto spiegando che non voleva farsi Dio. Invece nella sua risposta ribadì questo rapporto con il Padre (Gv 10:34-38)."

Perchè affermo che è errata la spiegazione data da chi scrive in questo sito, per una serie di motivazioni. 

I°, asserendo che UNO non è lo stesso principio unitario, si dice in parole povere che Cristo non è un Dio, e il messaggio che si vuole far passare in realtà è proprio questo. 

In che lingua Gesù e poi lo Spirito Santo parla agli apostoli che non conoscono certamente il greco? Ovviamente in aramaico! Perchè ricordo che i testi dei vangeli sono stati riscritti successivamente in greco, ma era usanza degli Ebrei ricordare oralmente la parola Sacra.

E qui si vuole far credere che il termine UNO in aramaico ha lo stesso senso del greco, assolutamente no, visto che l'aramaico e l'abarico è una lingua numerica e il termine UNO identifica chiaramente la natura di Dio unica di Dio. Gesù usa UNO proprio per indicare l'unicità dell'essere di Dio, che non può essere duale e gli Ebrei lo sanno molto bene. 

Secondo chi ha interpretato gli Ebrei avrebbero inteso male,

"Se i Giudei avessero inteso .
"siamo uno" nel senso di avere lo stesso proposito, non sarebbe stata una bestemmia. " 

Invece gli Ebrei hanno inteso benissimo quello che Gesù stava affermando, e quando affermarono questo, Gesù non replico in nessun modo, cercando di dar una spiegazione diversa, e non li corresse in nessuna maniera, come fece invece in altre occasioni, visto che Gesù conosceva prima che aprissero bocca il loro veri pensieri; in molti punti dei vangeli da ampia dimostrazione che sa già cosa avrebbero detto, prima che venisse pronunciato, quindi se lo sa perché non li corregge? Semplice, perché non vi era nulla da correggere. Per loro quel UNO era una bestemmia perché come l'interprete-teologo non comprende, anche gli Ebrei non compresero, che la natura di Gesù non era di solo Figlio ma anche di un Padre.

II° L'essere umano fatica a pensare che Cristo possa essere la stessa persona del Padre, perché secondo il pensiero dei teologi di sempre, non era possibile che il Padre s'incarnasse e prendesse un corpo umano, ma nulla vietava al Padre di far ciò, nulla gli proibiva di discendere in terra e darsi un corpo, visto che è Dio può fare quel che gli pare, essendo Onnipotente, come e quando gli pare, non perché è uno spirito non possa assumere sembianze diverse, dalle sue proprie o di materia diversa da quella spirituale, anzi, proprio la condizione di essere spirito gli permette di mutare la sua natura in mille forme diverse, con mille sostanze diverse. Siamo noi che siamo limitati nella nostra condizione mortale e materiale, Dio non è limitato.

III°, Gesù quando parla di unità non intende solo l'essere UNO con il Padre, ma intende dire di essere unito carnalmente al Padre, come ho già spiegato in altro articolo, Gesù chiarisce molto bene che Egli è qui per fare sia le sue opere che quelle Padre, ma non per conto del Padre ma proprio come Padre, perché in realtà Gesù è sia Figlio che Padre, Gesù ha in se la sua natura carnale chiamata Figlio e sua  natura spirituale chiamata Padre, in parole povere lo spirito di Gesù altro non era che la stessa persona del Padre, per quello Gesù dice di se che Lui è il Padre e il Padre è in Lui e come disse a Filippo sulla via di Emmaus: quando gli chiesero a Gesù di mostrargli il Padre e Gesù gli risponde sorpreso, "come io sono qui con voi, e voi non mi avete riconosciuto? Come potete chiedermi di mostrarvi il Padre, se io sono il Padre" Chiarissima dimostrazione che Lui e il Padre occupano lo stesso corpo, cosa che sia gli Ebrei che la Chiesa stessa non accettano. E perché non accettano che Gesù possa essere la stessa persona del Padre e allo stesso tempo un Figlio? Semplice perché gli ebrei dovrebbero dire che hanno crocefisso anche il Padre e in parte è così, Idem la chiesa che difende gli Ebrei non accetta per le medesime ragioni, per cui dal testo scritto da questo interprete si evince che non si vuole neppure confermare la deità di Cristo a vero figlio di Dio cioè della medesima natura divina, questo è il vero senso di questo pezzo. 

"Gesù, che era un uomo, si fece Dio (Gv 10:31-33)."

34 Gesù rispose loro: «Non sta scritto nella vostra legge:
"Io ho detto: voi siete dèi?"
35 "Se ha chiamato dei coloro ai quali è stata rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata", 36 a colui che il Padre ha santificato e inviato nel mondo, voi dite: "Tu bestemmi ", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? 37 Se non faccio le opere del Padre mio, non credete a me. Ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io nel Padre» 

Attenzione signori teologi, manco sapete leggere... 

Leggiamo la frase:

4 Gesù rispose loro: «Non sta scritto, nella vostra legge:
Cosa c'è in questa frase che stona, sotto l'ottica umana?

La parola VOSTRA, nessuno di voi grandi sapienti ha notato questa piccola insignificante frase, "Non sta scritto, nella vostra legge:" 

Cosa ci dice realmente questa piccola frase?

La vostra legge, non la mia legge, questa piccola frase, questo piccolo aggettivo, cambia notevolmente la questione. 

Questo significa che la legge usata dagli Ebrei era una legge per gli uomini, non per Lui, che appunto ribadisce di essere Dio stesso. Se non fosse stato Dio stesso, avrebbe dovuto usare la parola MIA LEGGE perchè ricadeva quella legge anche su di Lui, invece ha usato la parola VOSTRA indicando che non era per Lui quella legge, ma per noi perchè essa ricade su di noi, non su di Lui, e che Lui è la Legge, infatti dice di se stesso che è la Verità, la Via e la Vita, e che tale legge è da applicarsi sugli esseri umani, non su di Lui che l'ha creata per noi. Questa piccola frase, con questo piccolo aggettivo, posto in questo modo, vuole proprio sottolineare la natura stessa che Gesù ha come Dio, cioè che è intrinsecamente legato al Padre stesso. 


E questa piccola frase, cambia tutta a prospettiva delle frasi seguenti.

Poi riporta parti di quella scrittura, detta da Lui stesso, si perché il termine Vostra indica che è Lui l'artefice della scrittura.

La vostra legge intende fatta per voi, non Me, questo è il pensiero di Gesù. Perché la legge eterna è stata fatta per gli esseri umani, non per Dio, sono gli esseri umani che devono rispettare la legge, visto che Dio ne è l'artefice, per cui Gesù con questa semplicissima affermazione, sta dicendo chiaramente che la legge nel senso spirituale del termine non cade su di Lui, ma sugli uomini, anche se lui carnalmente come Figlio l'asseconda ma non è per Lui che fuori da questa legge perché in realtà è Lui la legge, è Lui che comanda e siamo noi tenuti a rispettare la Legge non Lui. E questa affermazione indica la deità di Gesù nella natura del Figlio e del Padre, come medesima persona.

"Io ho detto: voi siete dèi?"

"Se ha chiamato dei coloro ai quali è stata rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata"

Ma voi avete capito perché Dio ci ha definiti dei?
Perché innanzi a tutte le creature da Lui stesso create noi siamo, Dei al loro confronto, abbiamo la parola, il pensiero, il ragionamento logico, le capacità di produrre cose utili per noi stessi, etc, quindi siamo dei sulle creature del mondo e su altri nostri pari. C'è un abisso tra noi e gli animali per cui siamo dei in questo mondo, pur non essendo dei realmente, anche se con l'aiuto di Dio possiamo elevare la nostra stessa natura umana ad un natura superiore e controllare alcune creature a Dio sottoposte. Siamo dei anche perché creati da un Dio e suoi figli, quindi indirettamente dei. 


"a colui che il Padre ha santificato e inviato nel mondo"

Leggiamo bene pure questa:

"a colui " ovviamente parla di se stesso, 
"che il Padre ha santificato" come avrebbe fatto il Padre Celeste santificarlo, secondo voi? Lo poteva rendere Santo solo se fosse nato Santo dalla Santità di Dio stesso, per cui per mezzo di Dio, cioè del Padre.
"e inviato nel mondo"  queste parola indicano che la santificazione non è avvenuta in terra, ma finché Cristo era presso il Padre. Quindi Gesù viene inviato già Santo in terra, tutta la sua creazione in Maria sua Madre è Santa, non diventa santo, dopo la nascita. lo è già da prima perché è nella natura stessa del Padre. 

"solo perché ho detto "Sono Figlio di Dio?"
Giustamente ha riportato il paragone dicendo che tutti gli uomini sono dei, per cui era giusto il discorso sono figlio di DIO, lo potremo dire tutti, ma molto più Cristo, che  è carnalmente Dio.


"Se non faccio le opere del Padre mio, non credete a me. Ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e io nel Padre» "

Qui ribadisce la sua natura divina, Giustamente dice se non credete che io sono Dio, almeno credete alle opere che faccio e riconoscete che esse vengono da me tanto quanto dal Padre.

"che il Padre è in me e io nel Padre"

Indica proprio la natura divina di Cristo Gesù, la frase espressa in questo modo, identifica con precisione la natura di Gesù 

"che il padre è in me" cioè sta dentro di Lui, sta dentro nel suo corpo, 

"E io nel Padre" indica proprio l'unione fisica delle due persone, in un solo soggetto, 
E io nel padre, cioè Gesù sa di essere nella persona del Padre, cioè intrinsecamente legato al Padre stesso. 

Proprio lo stesso modo di parlare che ebbe altre volte, quando manifestò la sua vera natura, oltretutto il fenomeno o miracolo della trasfigurazione, se non fosse stato il primogenito di Dio e creato da Dio stesso, non avrebbe mai potuto visto che Egli dice di se stesso io sono la Verità, quindi se è la verità e le sue parole sono di verità. indica proprio che il Padre si è dato un corpo che lo ha chiamato Gesù o Emmanuel.  E quando afferma che alla fine dei tempi "vedrete il figlio dell'uomo venire sulle nubi con potenza alla destra del Padre", sta praticamente dicendo che Lui stesso tornerà come uomo santificato,  nella sua forma corporea ma svincolato dal suo spirito che è il Padre celeste. Gesù non possedeva l'anima come la possediamo noi, ma possiede lo Spirito del Padre.

Voglio specificare che il figlio dell'uomo come ho già scritto, non è il figlio degli uomini, perché il primo uomo è Dio stesso, cioè il Padre Celeste. Lo dice Dio Padre che è così, quando in genesi disse: "Li creò ad immagine e somiglianza di Dio" per cui Dio è fatto come noi, e quindi le parole di Gesù sono giuste la sua forma corporea è identica alla nostra.

Quindi solo Gesù poteva chiamarsi figlio dell'Uomo, perchè fa parte della medesima natura del Padre. 

Gli ebrei avevano ben capito chi era Gesù, ma non accettavano, che Dio avesse mandato come loro salvatore e re, un povero, perché secondo il loro pensiero Dio avrebbe dovuto mostrare il braccio armato contro gli invasori, pensavano che Dio venisse in terra santa per far scappare gli invasori ed invece Dio, va in terra santa per ben latra ragioni.


lunedì 10 settembre 2018

COSA CELA IL TESTO DI GIOBBE?





La strada per giungere a Dio!


Ieri quando ho scritto di Giobbe, ho saltato di proposito una parte, perché non tratta del racconto di Giobbe ma fa riferimento a quanto fa Satana.



Vediamo cosa dice:


[6]Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro.
[7]Il Signore chiese a satana: «Da dove vieni?».
Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa».



Notiamo la piccola discussione che Dio ha con satana.


1.
Dice che un giorno i figli di Dio, cioè coloro che erano eredi di Adamo, si presentarono innanzi a Dio, probabilmente da Dio chiamati, e anche Satana si presento assieme a loro.

2. il Signore parla con satana chiedendogli da dove esso provenisse e cosa gli risponde Satana, dice :
«Da un giro sulla terra, che ho percorsa».

In questa piccola frase c'è qualcosa di particolare, satana è spinto da Dio a rivelare quanto tempo ha impiegato a raggiungere la dimora di Dio, il percorso che ha fatto per arrivarci, gli dice anche da dove è venuto.

«Da un giro sulla terra, che ho percorsa».

La provenienza è la terra. 

Esprime il percorso dicendo da un giro , il termine giro identifica la lunghezza del percorso e quanto tempo espresso in ore ha impiegato a percorrerlo, in fatti dice “un giro” indicando un giorno intero di 24 ore al tempo di oggi, ma al tempo di quando avvenne il fatto non possiamo essere certi che fosse esattamente di 24 ore o meno, presumiamo di si; per cui percorre questa strada per giungere a Dio mettendoci un giorno intero, non dice dove sia passato, ma dice che ha fatto un giro intendendo figurativamente che quello era il tempo necessario per giungere a Dio.

Però si comprende che il luogo dove Dio sta non è sulla terra, perché afferma “sulla terra” questo sulla terra è indicativo che il luogo non è fisicamente sulla terra ma è in altro luogo e che la terra è solo il luogo di provenienza, da dove lui e i figli di Dio provengono. Ma a differenza dei Figli di Dio, Satana impiega un intero giro, per arrivare a Dio, cioè un giorno intero dall'alba all'alba, cioè 24 ore, ma il fatto di sottolineare che l'ha percorsa, indica che ha camminato su di essa ma dice "sulla" indicando sopra, può significare che non camminava ma volava, sopra di essa, per giungere al luogo di Dio. Vediamo di capire realmente quanto sia la distanza che ha percorso satana per giungere a Dio, quindi percorre volando.

La circonferenza non è da polo a polo, ma equatoriale sapendo che il raggio equatoriale è di 6378km la sua circonferenza è di 40074,155889..km. Quindi satana per andare a Dio deve tassativamente percorrere questa strada e questa distanza; un giorno terrestre dura esattamente 23 ore 56 minuti e 4,0905 secondi. Ci dice anche, a che velocità percorre questa strada, alla velocità di 1700,9 km/h, questo fa capire che satana vola, sulla superficie della terra e deve percorrere 40000 km per arrivare a Dio. Ora non sappiamo se questi 40000 Km sono intesi in forma circolare o che in forma o solo rettilinea ma questa è l'effettiva strada che serve per giungere a Dio.

Notiamo che il numero 40 è molto presente nella sacra scrittura.

[1]C'era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe:””Quest'uomo era il più grande fra tutti i figli d'oriente.

Come vediamo parla di Giobbe come il più grande e potente di tutti coloro che abitavano in oriente.

Ora c'è da chiedersi, a oriente di cosa? 


Certamente non ad oriente rispetto a noi, ma rispetto dei figli d'Israele, perché la Bibbia è riferita a Gerusalemme, per cui si riferisce ad est di Israele e non a sud come certi testi indicano la medesima zona, in prossimità di Madian, solo perchè Mosè venne a conoscenza delle vicende di Giobbe, ma se Giobbe fu un uomo grande e famoso, la sua storia si narrò per molto tempo ovunque in oriente, fino all'Egitto. 


Questo significa che la parola Us o Uz non è esatta e in realtà si riferisce alla zona o regione di Ur dei caldei in Mesopotamia. Credo che nel corso del tempo, chi ha trascritto o ricordato oralmente il testo biblico, abbiano fatto un errore di trascrizione da Ur a Us/Uz, per cui si perse la collocazione esatta del luogo. 


Dopo tutto se ci pensiamo bene, anche Abramo visse in quei luoghi. In Genesi 11, 28 è scritto che la terra nativa di Abramo era situata in Ur dei Caldei. Quando Abramo mandò il suo amministratore a cercare moglie per Isacco, gli disse: “Vai al mio paese… nell’Aram Naharaym, alla città di Nahor, mia città natale” (Genesi 24, 4-10). molto probabilmente la terra di Canaan era molto più vasta di quello che pensiamo e arrivava probabilmente fino ai confini della Mesopotamia settentrionale dove probabilmente si stanziò Abramo, ad Aram che altro non sarebbe che Harran. Penso che non sia la stessa regione di Ur dei caldei babilonesi, ma l'attuale Siria. La collocazione temporale dell'esistenza di Giobbe è difficile da stabilirsi dato che alcuni studiosi collocano Abramo attorno al 3500 a.C altri non più 2000 a.C per cui certamente Giobbe dovrebbe essere stato esistente tra 3000-1500 a.C.




domenica 9 settembre 2018

Giobbe e il castigo di Dio?



Quest'oggi a messa il Signore mi ha fatto capire l'errore interpretativo della chiesa sul Libro di Giobbe, in relazione all'evento di cui Dio sarebbe stato il mandante, dal quale la chiesa avrebbe letto tutto il racconto come se fosse Dio il responsabile delle sventure umane e del fatto che satana agisca su permissione di Dio stesso.

Ma andiamo al pezzo da leggere per spiegare bene la questione e vedere dove sta l'errore dei teologi e degli esegeti della chiesa cattolica e non solo. ..


"Giobbe - Capitolo 1 
I. PROLOGO
Satana mette Giobbe alla prova

[1]C'era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. [2]Gli erano nati sette figli e tre figlie; [3]possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest'uomo era il più grande fra tutti i figli d'oriente.

[4]Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. [5]Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: «Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore». Così faceva Giobbe ogni volta.

[6]Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro. [7]Il Signore chiese a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». [8]Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». [9]Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? [10]Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. [11]Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». [12]Il Signore disse a satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.

[13]Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, [14]un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, [15]quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

[16]Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

[17]Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

[18]Mentr'egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, [19]quand'ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

[20]Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò [21]e disse:

«Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».

[22]In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.


Giobbe - Capitolo 2 

[1]Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. [2]Il Signore disse a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra che ho percorsa». [3]Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». [4]Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l'uomo è pronto a darlo per la sua vita. [5]Ma stendi un poco la mano e toccalo nell'osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!». [6]Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».

[7]Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. [8]Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. [9]Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!». [10]Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».

In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

[11]Nel frattempo tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. Partirono, ciascuno dalla sua contrada, Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita, e si accordarono per andare a condolersi con lui e a consolarlo. [12]Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. Ognuno si stracciò le vesti e si cosparse il capo di polvere. [13]Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore.
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La chiesa ha letto il testo soprastante, senza badare a chi fosse Giobbe, ha pensato che Giobbe fosse un qualsiasi essere umano, senza alcuna reale importanza per Dio. Per cui hanno tratto come soluzione che Dio manderebbe su qualsiasi persona, su sua espressa volontà il maligno a castigare l'uomo, cioè tutti gli uomini, ma questo non è vero. E questo pensiero è nato proprio per un erroneo pensiero dell'uomo, che dietro alle punizioni umane ci sia sempre lo stesso autore, come mandante delle disgrazie degli esseri umani, cioè Dio. 


La prima frase "[1]C'era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. "

Ci presenta un uomo Giobbe che è alieno al male, ed è integro, retto, che temeva Dio, quindi lo amava, credeva in Dio e Dio lo ricompensava, di conseguenza bene si capisce che questo Giobbe era per Dio un profeta, un uomo eletto a Lui e questo cosa ci fa capire che Giobbe non è un uomo normale, non uno dei tanti uomini che erano nati da donna sulla terra, ma un uomo che Dio dava importanza, e lo si comprende bene dal fatto che satana si presenta assieme a Giobbe per accusarlo e tendere ad esso delle prove, se Giobbe non fosse stato importante per Dio, il maligno non lo avrebbe neppure considerato, mentre proprio la presenza di satana in mezzo a loro, dimostra come Giobbe fosse importante per Dio, per cui si comprende chiaramente che Giobbe era un seguace di Dio.

Quando poi Dio interroga satana questo cerca di far credere a Dio che quest'uomo integerrimo fosse in realtà altro e che non fosse così perfetto come sembrava, e quindi Dio cosa fa nella sua immensa saggezza, lascia che satana che lo tenti, perché sa che quell'uomo avrebbe sconfitto l'azione nefasta di satana, ma voleva anche vedere fino a dove avrebbe retto.

Questo racconto cosa ci fa capire, che satana prima di tutto è sempre presenta nel tentare qualsiasi essere umano sia a Dio asservito cioè faccia esattamente tutto quello che Dio gli comanda di fare, quindi un profeta. Ma ci dice di più, ci mostra che questo atteggiamento di punizione che Dio fa verso Giobbe non è fatto verso tutti gli esseri umani, ma solo verso coloro che sono sue primizie. Perchè il Signore vuole ottenere da color che sono e si dicono suoi, il meglio del meglio, per cui permette al maligno di agire come lui reputa giusto, quindi ordina al Maligno di agire solo verso il suo profeta non verso tutti indistintamente e questo dice molto, sul fatto che gli esegeti della chiesa abbiano preso una bella cantonata come ne hanno prese altre. 

Ma allora c'è da chiedersi, e gli altri esseri umani che non sono e non rientrano in certi parametri di natura profetica o santa, come vengono trattati e chi li tenta? Molto semplice, il maligno, viene mandato da Dio solo a coloro che a Dio si sottomettono o a coloro che Dio sceglie come suo mandanti nel mondo, perchè fa questo per far capire agli uomini, che Dio vuole il meglio dal suo ovile, e per far ciò usa il maligno, inquadrandolo dentro a limiti ben precisi. 

Ma coloro che sono fuori dall'essere profeti, non vengono tentati per volontà di Dio, ne che Dio mandi a loro disgrazie, ma per volontà propria, sono i peccati che l'uomo fa che attirano all'uomo la presenza del maligno, ed è il maligno che agisce nell'uomo a seconda del peccato che esso manifesta, senza bisogno di aver consenso da parte di Dio, anzi il fatto stesso che Dio pose delle leggi (decalogo sacro) già questo è il metro a cui Satana si attiene, per punire l'uomo stesso, e per fargli patire quello che è un piccola anticipazione dell'inferno, tutto questo è fatto perchè comunque sia l'uomo in qualche modo si redima o si danni. Dio controlla solo coloro che Lui sceglie non tutti, gli altri sono sottoposti alla legge di Dio in modo che il maligno possa senza alcune autorizzazione di Dio di agire sul mondo. 

Solo i veri profeti, i veri apostoli, i veri santi di Dio vengono sottoposti all'azione volontaria di Dio, gli altri sono liberi da questo sistema.

Quindi non è Dio che tenta l'uomo che è libero dall'azione di Dio, non è Dio che manda Satana all'uomo che libero dall'azione di Dio, è l'uomo che attira satana a se, senza che Dio intervenga, e l'attrazione della presenza demoniaca verso o nell'uomo, avviene quando l'uomo disubbidisce alle leggi di Dio. 

Questo ci racconta la storia di Giobbe, non quello che la chiesa ha voluto estendere a tutti gli esserei umani, come se Dio fosse il mandante della opere nefaste di satana, questo è assolutamente falso, se si fa passare questa idea che Dio è dietro a Satana allora perde qualsiasi valore le parole di Gesù Cristo, la chiesa nella sua poca sapienza ha in pratica ha fatto credere al mondo che il tentatore non è Satana ma bensì Dio, colui che è il vero mandante delle opere di satana, ma questo è totalmente falso.

Anche perchè se fosse stato vero ciò, satana non sarebbe un tentatore, non sarebbe un esecutore semmai, e le parole di gesù non sarebbero vero, quando disse che il Padre eterno è l'unico Buono, non avrebbe potuto dire una cosa del genere visto che non si può certo dire ad un essere di essere buono quando suscita il male verso le sue creature, quindi l'interpretazione del testo di Giobbe è stata completamente interpreta nel modo più errato che si poteva fare. Ritengo che gli esegeti abbiano voluto assecondare un pensiero demoniaco fatto passare come se fosse stata parola di Dio. 

Non si può dire che Dio è il Dio della verità della giustizia, della vita, dell'amore, della bontà ecc. se poi gli si imputa che Egli è il mandate delle sventure umane, è assolutamente illogico.

Per tanto il testo è da leggersi esclusivamente verso coloro che sono a Dio sottomessi, o che si sottomettono alla sua volontà e non è detto nemmeno che siano tutti i credenti Cristiani, Ebrei, non è detto, perchè il caso specifico di Giobbe fa capire che è un caso ben preciso e mirato ad un profeta non ad un appartenente della medesima religione, ma ad un soggetto con un riferimento ben preciso, quindi anche ridotto ad una sola categoria di soggetti, non a tutti. 

Perchè se il testo che tratta di Giobbe fosse riferito a tutti, avrebbe dovuto far un esempio generale, prendendo un soggetto qualsiasi, uno dei tanti credenti ebrei, che non avesse nessuna importanza, non avesse nessun collegamento futuristico. Il fatto stesso che prende un uomo integerrimo credente ed osservante il meglio del meglio ed è proprio satana che dice a Dio che Giobbe è il migliore di tutti i figli di Dio, fa capire che è rivolto verso quella categoria di persone, non tutti i soggetti.

Quindi Dio punisce chi è sotto di lui, chi si pone a suoi piedi chi vuole essere dei suoi, ecco che c'è una reale ragione di comportarsi così, perchè Dio è il Signore dei Signore, il Re de re, e vuole ottenere una primizia,  non perdere i suoi, per questo manda satana a compiere un atto che lui non vuole e non può fare, perchè Dio è un Dio buono ed è il Dio dell'amore, e come un Padre che ama i figli per educarli nella giustizia e per saggiare la loro fiducia in Dio li prova, ma non li tenta. Infatti quello che Giobbe subisce non è una tentazione ma una prova, eseguita da Satana su permissione di Dio, ma solo per ottenere un essere, molto migliore di quello che era già, le prove servono a questo, a migliorare l'essere umano non a distruggerlo. 

Giobbe non attribuisce a Dio nulla di ingiusto, ne da alcuna colpa a Lui, 
"[22]In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto."

Accetta qualsiasi cosa Dio gli dovesse inviare anche se fosse un male.
"Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?»."

Perchè quel male che noi definiamo tale, potrebbe essere un bene, nessuno di noi può sapere se quel che secondo il nostro giudizio noi lo classifichiamo come male, non sia in realtà un bene. 

Ecco perchè è bene accettare anche il male, perchè nessuno di noi conosce esattamente il futuro e nessuno di noi conosce i risvolti della vita, quindi non si deve mai dare a Dio colpa per qualsiasi cosa, perchè il suo agire verso di noi è sempre sapiente. Egli che scruta nel profondo del tempo, dell'animo e della vita sa cosa sia meglio per noi, anche se questo dovesse essere la morte, nostra o di altri.
Invece molto spesso l'uomo da colpa a Dio di qualsiasi cosa, facendo peccato contro di Lui che altro non è che il peccato contro lo Spirito Santo.

Anche il dire che Dio è il mandante delle opere di satana è fare il medesimo peccato, e quindi quanto la chiesa stabilì erroneamente è bestemmiare contro Dio, non diciamo ciò che non comprendiamo, perchè la chiesa crede di aver capito tutto di Dio, ma molto spesso non ha capito quasi nulla.

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"Dio reintegra la fortuna di Giobbe

[10]Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima, avendo egli pregato per i suoi amici; accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva posseduto. [11]Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo e mangiarono pane in casa sua e lo commiserarono e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui e gli regalarono ognuno una piastra e un anello d'oro.
[12]Il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima ed egli possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. [13]Ebbe anche sette figli e tre figlie. [14]A una mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala di stibio. [15]In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell'eredità insieme con i loro fratelli.
[16]Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant'anni e vide figli e nipoti di quattro generazioni. [17]Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni."


Si comprende che quel che avvenne a Giobbe fu solo una prova, un modo per attestare la fede vera e salda di costui, dal fatto che poi Dio restituisce a Giobbe quanto egli perse, anzi diede di più in tutti i sensi.


"di tutto il male" personalmente non avrei definito questo agire di Dio come un male, ma come delle prova. 
 













Importante!

Ho sempre scritto che personalmente divido i testi che Dio da me, da quelli che non sono dati da Dio a me, apponendo al testo il termine Messaggio, per far capire che il testo viene da Dio, mentre dove non vi è scritto"MESSAGGIO" sono io che scrivo e quindi da prendere con le pinze, non farò mai come facevano i profeti di un tempo che mescolavano i loro pensieri ai testi ricevuti da Dio , per cui tutto diveniva di Dio, anche le eresie, poi insegnate anche attualmente dalla chiesa ai successori."Bisogna anche dire che data l'istruzione che ricevetti da Dio fin da bambino, è indubbio che alle volte faccio uso di essa, però posso sempre errare, non sono Dio!