giovedì 21 maggio 2015

CHI NON PORTA LA PROPRIA CROCE!

CHI NON PORTA LA PROPRIA CROCE!

26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27 Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.

Questa passo è molto duro, ma vediamo cosa intende dire realmente …

Esso andrebbe contro al comandamento onora tuo padre e tua madre, ma allora cosa intende dire?
In sostanza questo passo, è rivolto solo a coloro che vogliono seguire Gesù, ma nel farsi suoi discepoli, non parla verso tutti, quindi prende una nicchia di persone ristrette, anche a Pietro chiese di rinunciare alla propria famiglia, alla moglie ecc, questo fatto, ci fa capire che chi vuole seguire Gesù deve essere pronto ad ogni cosa, anche ad abbandonare la sua famiglia d’origine, ovviamente ciò non è facile, per tutta una serie di ragioni, qualcuno si chiederà se Gesù abbia fatto questo nei confronti di Sua Madre, da certo punto di vista sicuramente Gesù da quando entrò nella vita sociale e da quanto costruì la comunità viveva molto spesso fuori casa, e lontano da sua madre, ma sappiamo anche che era la madre a seguire il figlio, più che il figlio la madre, per cui in questo ci fa capire che, si da certo punto vista il figlio abbandona la famiglia e tutti gli affetti, ma indirettamente la famiglia se vuole avere anch’essa la medesima sorte dei proprio figli, li seguirà nel loro peregrinare, così come fece la Madre di Gesù. Che come un’ancella lo seguiva in ogni dove. Quindi da questo capiamo che da un lato Gesù chiede un grandissimo sacrificio, ma dall’altro chiede ai familiari se hanno intelligenza e a cuore il proprio figlio di seguirlo, come un ombra, così come fece in realtà, la madre di Gesù. In sostanza il distacco non c’è realmente, gli affetti rimangono anzi diventano più forti, perché le famiglie entrano a far parte della stessa comunità, così come Gesù ogni tanto andava presso la Madre, così vediamo bene nei vangeli dai racconti degli apostoli.

Poi però dice che bisogna rinunciare anche alla propria vita, per il Signore, ciò bisogna essere in grado di prendere e non voltarsi indietro, con un senso di rimpianto. Quindi accettare il proprio destino, con forza, e con temerarietà, senza badare alla critiche che possono essere mosse da altri, nel tentativo di scoraggiare chi intraprende questa via. Non abbiate timore di perdere la vostra vita per il Signore, perché chi non fa ciò non potrà mai essere vero apostolo di Cristo.

C’è tanta gente nel mondo che cerca di salire verso le vette del cielo pensando che così facendo il Signore sia più contento, invece non è affatto vero, il Signore in questa frase ce lo fa capire:  27 Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.   Se ognuno di noi non accetterà quello che è, egli non potrà mai essere chiamato figlio di Dio, ne suo discepolo, quindi  per divenire discepolo di Cristo, bisogna essere se stessi, non bisogna fingersi quelli che non si è, esempio un gay può essere discepolo di Cristo? ma certamente, basta che rinunci al peccato che lo attanaglia, ma Gesù gli dice, non devi cambiare non devi mutare, rimani come sei, perché la tua croce ti farà crescere, e ti renderà migliore di quello che sei, attraverso quella croce potrai capire e aiutare altri tuoi simili ad uscire dalla loro situazione o condizione di disagio, quindi il Signore non vuole falsi discepoli, che fingono di essere quelli che non sono, vuole persone vere che si accettino  per quelle che sono, ma si oppongono loro stesse al peccato che le distrugge. Così è per tutti gli altri peccati, per il fattucchiere, per l’idolatra, per l’ateo, per ladro, per il delinquente di ogni sorta, Gesù non ha limiti, solo non vuole che la persona finga di essere chi non è. Non so se mi sono spiegato!

Quindi per seguire Gesù basta ogni giorno portare su di se la propria croce, senza metterla in mostra, ma sapendo che essa ci renderà più forti giorno per giorno. La croce è fatta di tante cose, di fragilità, di malattie, di problemi di ogni genere, Gesù non vuole condannare subito l’essere umano, ma ci avverte che nessuno di noi sa quanto durerà la vita, per cui chi si appresta a divenire suo/a discepolo tenga presente che Gesù ci vuole sinceri e leali, ma guardinghi contro il male. Siate voi stessi a prendete le vostre croci, e seguite il Maestro, e se non volete essere suoi discepoli nessuna paura il Signore vi chiederà lo stesso qualche sacrificio, vi chiederà sempre di portare la sua parola, anche gli sposi possono essere suoi testimoni, anche loro possono ambire ad essere testimoni di Cristo, senza dover divenire discepoli. Quindi il singolo se non se la sente di divenire partecipe della comunità di Cristo, può sempre seguirlo cercando di migliorarsi giorno dopo giorno e facendo la sua volontà.

La croce definita tale da Gesù è il peccato, quindi Gesù non vi dice di abbandonare il vostro peccato, (spiego meglio, vi dice di abbandonare il peccato, ma di rimanere quello che siete, non nascondere ciò che siete), perché questo verrà col tempo e alle volte non verrà mai tolto(il peccato del tutto) molti infatti nella loro vita chiedo spesso che il peccato che li attanaglia, gli venga tolto, invece il Signore non o toglie, perchè peccato di costringe a rimare ciò che sei, deve essere la persona a rimuovere da se quel peccato con le sue forze. Perché  il peccato ci conserva in umiltà, ma se ti venisse meno il peccato saresti tentato di divenire superbo, e sentirti più grande degli altri, per cui ringrazia il Signore di avere un peccato, pur combattendolo con le tue sole forze, perché anch’esso è una medicina salutare. E se un giorno riuscirai a vincerlo ed annullarlo in te ricordati che inizieranno per te altri tormenti, dettati da attacchi continui del maligno, che essendo esso stesso il peccato, tenterà di farti desistere, e quindi inizierà per te altro dolore, perché il peccato o le tentazioni servono per l’elevazione dell’anima a Dio.  Per giungere radioso come una stella di prima grandezza, devi aver sofferto molto, sia nel corpo che nello Spirito, allora otterrai la corona della vita eterna. Solo chi soffre otterrà la vita eterna.

In ciò voglio dire una cosa, coloro che hanno malattie, e soffrono ogni giorno, accettino questi mali, come un modo per Dio di guarire le proprie anime dalle proprie pene e peccati, che se non venissero mondati qui sulla terra bisognerà mondarli nell’aldilà, per cui le nostre sofferenze sulle terra, servono proprio per questo, per risparmiarci le pene eterne, per poter acquistare la vita eterna.

Quindi meglio soffrire qui che soffrire di là. Vi consoli l’idea che tutto ciò è per la vostra salvezza e per quanti pregando per voi salveranno anche se stessi.